Incontro con il Nucleo problemi del territorio della Polizia locale di Milano

aprile 7, 2009

Milano, 10 dicembre 2008

Dal 2005, il Nucleo problemi del territorio della Polizia locale di Milano, redige un dossier  delle “aree di criticità” della città con una mappatura  dei “campi comunali autorizzati, campi non autorizzati ma consolidati, insediamenti abusivi in aree private e pubbliche, insediamenti dei giostrai, aree di stazionamento di nomadi in pubblica via,  baraccopoli, aree ed edifici dimessi”. E’ una raccolta di schede dettagliate delle diverse tipologie di insediamento e delle popolazioni che le abitano con dati, piante, fotografie e mappe, utilizzata come riferimento per gli interventi di  monitoraggio e controllo del territorio di cui la della Polizia locale è responsabile.

Il dossier è curato da Liliana Mauri e Marco Vimercati, commissari aggiunti della Polizia Locale di Milano, responsabili del Nucleo Problemi del Territorio. A Liliana Mauri abbiamo chiesto di illustrare la situazione delle “aree di criticità” che emerge dal dossier e di raccontarci l’attività del Nucleo Problemi del territorio e i criteri che stanno alla base dell’individuazione delle “aree di criticità” e degli interventi di sgombero e bonifica degli insediamenti abusivi coordinati dal Nucleo stesso. 

L’attività del Nucleo problemi del territorio

“Questa sezione consiste di solo trenta agenti per tutto il territorio di Milano – ci racconta la responsabile del Nucleo problemi del territorio –  e lavora 24 ore al giorno. Uno dei suoi compiti è quello di individuare le zone di criticità della città, cioè quelle che sono o potrebbero essere utilizzate come ricovero da persone senza tetto, cittadini stranieri, zingari. Individuiamo queste aree attraverso le segnalazioni che ci vengono dai cittadini,  dalle amministrazioni o dagli enti che hanno aree occupate abusivamente, oppure con i nostri pattugliamenti. Possono essere aree dismesse o aree verdi intorno a Milano, edifici abbandonati piuttosto che aree sotto i cavalcavia delle Ferrovie dello Stato o sotto i cavalcavia delle strade. Noi verifichiamo se è in atto un’occupazione abusiva e di che tipo è. Se sono, per esempio, cittadini extracomunitari nordafricani, sappiamo che saranno soli uomini adulti e, di conseguenza, imposteremo le operazioni di sgombero e di allontanamento in un determinato modo.  Se gli occupanti sono rumeni, invece, ci saranno sicuramente  famiglie, bambini piccoli, donne incinte, handicappati, ragazzi e allora dovremo agire in modo diverso. A volte troviamo anche minori non accompagnati. Non è tanto la procedura di sgombero che cambia ma la destinazione delle persone. Noi ci occupiamo di quello che possiamo chiamare recupero del territorio ­e anche della collocazione delle persone. La procedura precisa dello sgombero è: primo, sopralluogo, per definire la proprietà dell’area o dell’immobile sul quale si deve agire. Se è proprietà privata c’è un iter da seguire, mentre se è proprietà pubblica non abbiamo la necessità di acquisire una querela di parte di un privato per poter agire, ma procediamo direttamente e in questo caso il nostro ufficio si occupa del coordinamento degli enti che devono intervenire.  Noi Polizia locale allontaniamo le persone, il Nucleo di intervento rapido del Comune di Milano provvede a mettere in sicurezza l’area – cioè a murare gli accessi piuttosto che le finestre – e l’AMSA (Azienda milanese servizi ambientali) alla raccolta e allo smaltimento di tutti i rifiuti accumulati. Non è così semplice, perché in prima istanza deve essere fatto un sopralluogo di tutti gli enti coinvolti per vedere lo stato dei luoghi e per quantificare le spese. Si tratta di centinaia di migliaia di euro.

 

Per quanto riguarda il nostro intervento nei confronti delle persone che occupano, se si tratta di cittadini stranieri adulti e maschi – e sono di solito extracomunitari – vengono controllati i documenti: se  gli occupanti sono in regola devono essere lasciati andare, se non sono in regola devono essere foto-segnalati e controllati secondo le direttive del testo unico sull’immigrazione. Se sono in regola una volta allontanati, devono arrangiarsi da soli per trovarsi un alloggio; l’unica offerta che può fare il Comune, e che si fa sempre, è quella del dormitorio pubblico di Viale Ortles 73 dove si pagano 2-3 euro a persona per la notte, un costo minimo. Se invece si tratta di zingari rumeni, il problema è veramente grosso perché c’è la questione della tutela dei minori, delle donne, piuttosto che degli handicappati; allora dobbiamo coinvolgere un altro ente: il Settore servizi sociali dell’Ufficio Nomadi, che pensa poi a interpellare anche l’Ufficio pronto intervento minori. In questo caso il Comune di Milano offre l’accoglienza in comunità alle donne e ai bambini fino a 3 anni mentre per gli uomini c’è sempre il dormitorio pubblico. Ma succede che queste proposte non vengono assolutamente accettate dagli zingari. Non mi è mai capitato, in 10 anni di questo lavoro. La famiglia deve muoversi insieme e piuttosto di separarsi dormono sotto una pianta con la neve. Quindi, ecco che per ogni intervento noi riusciamo a ottenere solo il 50% di successo. Recuperiamo il luogo, lo ripristiniamo, lo mettiamo in sicurezza, lo puliamo, ma poi le persone si spostano, i gruppi si parcellizzano sul territorio, fino a quando non trovano un altro spazio e lo rioccupano. Anzi, dopo un po’  tornano nel luogo da dove erano stati cacciati. Sono anni che facciamo gli sgomberi sempre nelle stesse località. Questo vuol dire che la nostra attività ha risultati negativi perché non riusciamo assolutamente ad allontanare questi zingari. Molti di loro li conosciamo da diversi anni; molti di loro hanno una casa in Romania ma non vogliono tornarci. Bivaccano nelle situazioni più degradate sia da un punto di vista igienico-sanitario, sia da un punto di vista di attenzione alla persona. I bambini vivono in luoghi dove poi la criminalità diventa veramente strutturale.

Le arre critiche

Questi sono capannoni – continua il commissario, sfogliando il dossier – e questa è una una RSA che è stata occupata tre anni fa; questo un cimitero sconsacrato da 20 anni (nelle cappelle i marocchini hanno costruito le loro belle stanzette), questa una cascina in via Cannelli, bellissima ma fatiscente, da cui l’anno scorso abbiamo mandato via bulgari e rumeni;  questa in via Ribattino è una proprietà ex Macerati; questa una caserma dell’Esercito in viale Forlanini, bellissima, occupata da rifugiati politici; via dei Canzi: qui ora ci hanno messo un  questo  l ex campo di volo; questa in piazza Trento è una proprietà dell’Università; questo è l’ex tiro a volo, proprietà del Comune di Milano; un magazzino privato; questa è una cascina del Comune di Milano in via san Dionigi; di cascine pubbliche e private occupate ce ne sono tante. Ci sono anche  3 o 4 scuole prefabbricate degli anni ‘70, non più utilizzate perché c’era l’amianto. Non le demoliscono, sono facilmente accessibili perché le cancellate esterne sono molto basse e le strutture sono tutte in vetro. Rompono le vetrate e  entrano. Sono state tutte vandalizzate. In questi casi noi facciamo attività di  monitoraggio e finché all’interno si trovano 10-15 persone possiamo allontanarle . Ma se abbassiamo un attimo la guardia e diventano una cinquantina, ecco che lo sgombero diventa più difficile e i danni sono maggiori.

 In via Noale, nell’ex istituto Marchiondi, abbiamo fatto 4-5 grossi sgomberi. È una struttura del brutalismo architettonico, di cemento, ferro e vetro. Intoccabile perché sotto la tutela delle Belle Arti. Indifendibile perché è una struttura veramente particolare: bella da un certo punto di vista, terrificante dall’altro. Ha buchi da tutte le parti e non si può mettere in sicurezza. L’hanno devastato, hanno tirato giù le porte, hanno bruciato i mobili e dentro l’edificio hanno costruito le baracchine. Secondo me  ci sono dentro dalle 200  persone di giorno alle 500 di notte. Fanno tutte parte di una grande famiglia rom e per stare dentro pagano alcuni  individui importanti che noi conosciamo da tempo, che sono stati già denunciati.  Alcuni sono in attesa di giudizio.  Dunque ci sono anche risvolti di competenza della  polizia giudiziaria.

Sotto il cavalcavia Bacula adesso ci saranno più di un centinaio di persone, tutti famiglie di rom romeni., E una emergenza sociale, sia per loro, per le condizioni in cui vivono, sia per gli abitanti intorno. Quell’area l’abbiamo sgomberata quattro volte,  e abbiamo detto in modo chiaro all’Amministrazione, che per mettere in sicurezza il cavalcavia Bacula bisognava costruire un muro di cemento armato. Dopo l’ennesima occupazione, seguita allo sgombero di 800 rom da un’area lì vicino in via Bovisasca, hanno concesso a una ventina-trentina di rom di ricoverarsi sotto il cavalcavia; da 30 sono diventati, nel giro di 3 o 4 mesi, i 200 attuali. Hanno sfondato il muro che divide il cavalcavia Bacula dal C.A.M. (Centro Aggregazione Multifunzionale) del Comune di Milano, che ospita anche una scuola materna, che ha una fontanella e i giochi. Tutte le notti e tutti i pomeriggi sono nel giardino della scuola che si lavano alla fontanella, defecano, stendono i vestiti e fanno i barbecue. Ora, se questa non è un’emergenza abitativa da due punti di vista: della popolazione che occupa abusivamente e della la popolazione maggioritaria che ci vive intorno! il Comune ci ha messo i “Blu Berets” che, anche se sono pensionati delle forze di Polizia, non hanno gli strumenti adatti per arginare il fenomeno dei rom. … L’anno scorso sotto il ponte Bacula hanno messo dei dissuasori “New Jersey” di 2 metri in modo che l’area non venisse occupata di nuovo. In realtà hanno usato i dissuasori come letti.  Quindi due sono le motivazioni per cui deve essere attuato uno sgombero: l’alto numero di persone  che produce insicurezza e degrado, e la possibilità di mettere in sicurezza quell’area in modo definitivo, che sia privata o pubblica. Ai privati diciamo: “Quando lei ha pronta la ruspa e gli operai vengono a iniziare l’opera, noi facciamo lo sgombero perché sennò, tra un mese, siete ancora qui a chiedere l’intervento della forza pubblica”. 

 

I “campi nomadi”

Interveniamo anche nei i 12 campi nomadi comunali autorizzati dal Comune di Milano: quattro sono nell’area Triboniano-Barzaghi,tre rumeni e uno bosniaco; gli altri,  di antica costituzione cioè degli anni ‘70-‘80, sono abitati da zingari italiani. Tutti i campi comunali vecchi erano stati istituiti come campi-sosta, ma in realtà sono stanziali, perché da sempre questi zingari sono stanziali. Si sono costruiti le loro belle casette abusive, che noi abbiamo denunciato e continuiamo a denunciare; la loro attività principale è quella illecita.

Il modello dei campi nomadi va assolutamente superato. Sono delle roccaforti che anche la Polizia locale non può espugnare. In Svizzera c’è il “campo-sosta”: arrivano, stazionano, pagano una cauzione, stanno lì per due mesi, pagano per ogni giorno. Se dopo due mesi non vanno via li si allontana. Se costruiscono una casa abusiva non passano tre anni come da noi; appena arriva la segnalazione arriva la ruspa e gliela butta giù. Invece a Milano chi costruisce abusivamente viene assolto dal reato penale per “stato di necessità”: “ho dovuto costruire abusivamente perché ho 10 bambini”. Viene demandata all’amministrazione la demolizione della casa e il ripristino dello stato dei luoghi. Però se l’amministrazione non ha gli strumenti per procedere all’abbat   timento, la casa rimane su. Noi Polizia locale, allontaniamo la famiglia dalla casa lasciandola comunque nel campo nomadi; per non far rioccupare la casa dovremmo mettere un vigile fisso tutte le sere a controllare che non entri nessuno… c’è qualcosa nel meccanismo che non funziona. Oppure, un altro problema è che non riusciamo a fare uscure dal campo chi non ha il diritto di starci. Per esempio nel campo comunale di via Triboniano c’è una famiglia che ha due case in provincia di Pavia di cui una è agibile. Perché questa famiglia deve stare in Triboniano a prendere il posto a un’altra famiglia che invece magari ha più bisogno? Basta con queste ipocrisie! Non si può difendere tutti a tutti i costi. Il 36 politico ci ha rovinato. 

 

 

 

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