Il campo comunale di via Negrotto

dicembre 19, 2008

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(@2008 google – Immagini @2008 digitalGlobe, Cnes/Spot image, GeoEye)

Il campo autorizzato di via Negrotto si sviluppa lungo i binari della ferrovia, in una striscia di terreno di proprietà demaniale ai margini del vecchio borgo di Villapizzone, nella periferia nord-ovest di Milano.  Il campo è recintato e accessibile da un unico passo carraio raggiungibile da una stradina che costeggia la ferrovia e da un paio di passaggi pedonali che lo collegano a un’area di verde pubblico. Si presenta, nella prima parte, come una sorta di villaggio piuttosto ordinato, costituito da casette in muratura e in legno, con patii e piccoli giardini curati affacciati su un piazzale ricoperto di ghiaia. Proseguendo verso il fondo del campo la ghiaia lascia il posto a un prato incolto, la abitazioni diventano più povere e essenziali e si nota la presenza di container e  roulotte riadattate alla vita stanziale. La prima impressione, entrando nel campo, è quella di una sua qualità abitativa relativamente migliore rispetto a  molti altri “campi” milanesi: gli spazi comuni curati, le abitazioni stile chalet,  le aiuole di fiori,  la zona alberata che delimita parzialmente il campo, lo fanno sembrare uno di quei villaggi informali per le vacanze che si trovano in tante località turistiche italiane. Addentrandosi tra le case, però, e raggiungendo la parte del campo a ridosso della ferrovia, il campo acquista decisamente il carattere di insediamento precario in uno spazio di risulta, separato dai binari da una rete metallica.
Dall’Ufficio nomadi del Comune veniamo a sapere che il campo – tra i più antichi dell’area milanese – fu il primo insediamento spontaneo che “nel 1968 ottenne una sorta di riconoscimento dovuto al fatto che L’Opera Nomadi chiese al Comune di impiegare i rom che vi abitavano come operai nei lavori di bonifica e riqualificazione della zona. La richiesta fu accolta e in virtù di quel progetto il Comune non poté più mandarli via. Anzi, furono realizzati alcuni servizi, come una casetta dove gli adulti potevano seguire corsi di recupero scolastico. Nel 1993 venne realizzato il campo comunale vero e proprio,  con piazzole per ogni famiglia, i bagni, i contatori per l’energia elettrica.” Secondo le informazioni forniteci dal Nucleo Problemi del Territorio, nel campo abitano sedici famiglie, circa ottanta persone: sinti italiani e rom provenienti dalla ex-Jugoslavia.
Dall’Ufficio nomadi ci informano anche che le famiglie che abitano oggi il campo di via Negrotto e quelle dei campi di via Chiesa Rossa, via Martirano e via Idro appartengono tutte ad uno stesso ceppo di rom provenienti dalla ex-Jugoslavia,  che per anni hanno vissuto in via Negrotto e poi si sono distribuiti nella città. 


vedi nel sito nella categoria Incontri > Pasquale Maggiore, Ufficio Nomadi

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