Draganesti Olt

dicembre 8, 2009

«Hanno costruito tutte queste case dall’Italia. Hanno fatto i soldi in Italia. Anch’io ho comprato la casa». Maria abita a Draganesti, un paese di dodicimila abitanti nella regione dell’Oltenia, in Romania. Ha cinquanta anni, tre figli e sette nipoti ed è separata dal marito. Coi soldi che ha guadagnato in Italia ha comperato una casa per il figlio maggiore. È costata undicimila euro. «Ho lavorato  da una donna: Leggi il seguito di questo post »

Cavalcavia Bacula

giugno 20, 2009

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Quando sono arrivato al cavalcavia Bacula, tra piazza Stuparich e piazzale Lugano, pochi giorni dopo lo sgombero, c’erano ancora persone sotto le arcate. Mi hanno raccontato che fino ad allora avevano dormito all’aperto, accanto all’insediamento distrutto, e che stavano per partire per la Romania come anche tanti altri stavano facendo. Molti invece avevano deciso di restare a Milano e si erano sistemati in zona Lambrate e in un edificio abbandonato a pochi passi dal cavalcavia in piazzale Lugano. Ci sono stato, al secondo piano alcune famiglie avevano organizzato una “casa” con dei materassi, un tavolo recuperato e tre tende da campeggio. 

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Incontro con Valerio Pedroni

aprile 7, 2009

Valerio Pedroni
coordinatore dell’equipe di strada Segnavia dei Padri Somaschi
Milano, 25 ottobre 2008

Quali sono gli interventi dei Padri Somaschi nei confronti dei rom?
In nostro intervento è su due fronti: da una parte quello dei campi rom regolari – siamo in ats con la Casa della Carità per la gestione del lotto n.1, in cui loro hanno la gestione del campo di via Idro, noi quello di via Bonfadini – dall’altra quello dei campi abusivi. Seguiamo da tempo gli insediamenti sotto i cavalcavia di Bacula, dove Mac Mahon scavalca Monteceneri. Questi cavalcavia sono storicamente abitati – almeno da quattro anni – ma nell’ultimo anno e mezzo la popolazione di questi campi è aumentata e sono aumentati gli sgomberi. Per dare un’idea, nell’ultimo anno e mezzo sono stati sgomberati quattro volte. Leggi il seguito di questo post »


Incontro con il Nucleo problemi del territorio della Polizia locale di Milano

aprile 7, 2009

Milano, 10 dicembre 2008

Dal 2005, il Nucleo problemi del territorio della Polizia locale di Milano, redige un dossier  delle “aree di criticità” della città con una mappatura  dei “campi comunali autorizzati, campi non autorizzati ma consolidati, insediamenti abusivi in aree private e pubbliche, insediamenti dei giostrai, aree di stazionamento di nomadi in pubblica via,  baraccopoli, aree ed edifici dimessi”. E’ una raccolta di schede dettagliate delle diverse tipologie di insediamento e delle popolazioni che le abitano con dati, piante, fotografie e mappe, utilizzata come riferimento per gli interventi di  monitoraggio e controllo del territorio di cui la della Polizia locale è responsabile.

Il dossier è curato da Liliana Mauri e Marco Vimercati, commissari aggiunti della Polizia Locale di Milano, responsabili del Nucleo Problemi del Territorio. A Liliana Mauri abbiamo chiesto di illustrare la situazione delle “aree di criticità” che emerge dal dossier e di raccontarci l’attività del Nucleo Problemi del territorio e i criteri che stanno alla base dell’individuazione delle “aree di criticità” e degli interventi di sgombero e bonifica degli insediamenti abusivi coordinati dal Nucleo stesso. 

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Il campo comunale di via Negrotto

dicembre 19, 2008

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(@2008 google – Immagini @2008 digitalGlobe, Cnes/Spot image, GeoEye)

Il campo autorizzato di via Negrotto si sviluppa lungo i binari della ferrovia, in una striscia di terreno di proprietà demaniale ai margini del vecchio borgo di Villapizzone, nella periferia nord-ovest di Milano.  Il campo è recintato e accessibile da un unico passo carraio raggiungibile da una stradina che costeggia la ferrovia e da un paio di passaggi pedonali che lo collegano a un’area di verde pubblico. Si presenta, nella prima parte, come una sorta di villaggio piuttosto ordinato, costituito da casette in muratura e in legno, con patii e piccoli giardini curati affacciati su un piazzale ricoperto di ghiaia. Proseguendo verso il fondo del campo la ghiaia lascia il posto a un prato incolto, la abitazioni diventano più povere e essenziali e si nota la presenza di container e  roulotte riadattate alla vita stanziale. Leggi il seguito di questo post »


Incontro con suor Claudia Biondi

dicembre 18, 2008

Suor Claudia Biondi,
Responsabile area Rom e Sinti, Caritas Ambrosiana
Milano, 27 ottobre 2008

 Può raccontarci quando e perchè è nato il campo comunale di via Novara?
Il campo di via Novara nasce nell’agosto del 2001 dopo che la situazione del campo in via Barzaghi dove vivevano le due etnie trasferite in via Novara – macedoni e kossovari -  era divenuta insostenibile.
L’area di via Barzaghi, in cui si trova l’attuale campo di via Triboniano, aveva subito una serie di occupazioni dalla fine degli anni Ottanta – forse anche qualche anno prima –. Gruppi di etnie diverse si  erano insediate in quell’area in semi-abbandono,  situata tra il  Cimitero Maggiore e i magazzini ferroviari. Leggi il seguito di questo post »


Il campo “tollerato” di via Bonfadini 38, angolo via Zama

dicembre 15, 2008

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(@2008 google – Immagini @2008 digitalGlobe, Cnes/Spot image, GeoEye)

Il piccolo campo si trova nell’area demaniale situata tra via Bonfadini e via Zama, contigua all’impianto di trattamento di rifiuti solidi dell’Amsa e alla ferrovia.  
Il campo fu istituito nel 1985 come “campo di sosta provvisorio” per un periodo di due anni  per ospitare un gruppo di famiglie  di rom abruzzesi, stabiltesi a Milano negli anni Sessanta. Quando nel 1987 fu realizzato il campo di via Bonfadini 39 – situato dal lato opposto dei binari –  fu chiesto alle famiglie di trasferirsi nel nuovo campo, ma una di queste si rifiutò di farlo continuando a risiedere nell’area. Il campo è a tutt’oggi abitato, senza un’autorizzazione ufficiale, da nove nuclei di quella stessa famiglia. Leggi il seguito di questo post »


Il campo comunale di via Novara

dicembre 11, 2008

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(@2008 google – Immagini @2008 digitalGlobe, Cnes/Spot image, GeoEye)

 L’ “area abitativa comunale per cittadini di origine rom e sinti” di via Novara è stata realizzata nel 2001 per trasferirvi  un gruppo di famiglie macedoni e kossovare – arrivate a Milano negli anni Novanta in seguito alla crisi nell’ex Jugoslavia – che si erano insediate abusivamente nll’area di via Barzaghi.
Il campo è recintato e occupa un’area di 3000 mq in fondo a via Novara, all’estrema periferia ovest di Milano. Confina con un deposito per auto rimosse della Polizia locale e con un centro di accoglienza per rifugiati politici del Comune e vi si accede attraverso un unico passo carraio.
Quando fu costruito, il campo fu suddiviso in due aree, una per i macedoni e l’altra per i kossovari. A ogni nucleo familiare fu assegnato un container di 6×2,5 mq per ospitare fino a sei persone. In origine non vi era un collegamento idrico alle singole unità abitative bensì dei rubinetti collocati sul perimetro del campo. Solo dopo un anno, in seguito alle pressioni degli abitanti e della Caritas, i container furono collegati alla rete idrica e a quella elettrica.
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Il campo comunale di via Impastato

dicembre 11, 2008

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(@2008 google – Immagini @2008 digitalGlobe, Cnes/Spot image, GeoEye)

Il piccolo campo comunale di via Impastato occupa un “vuoto” di forma quadrata tra via Rogoredo, la tangenziale Est – nei pressi dello svincolo per l’autostrada del Sole – e l’anello di prova per i treni del deposito di Rogoredo della Metropolitana 3. 
Il campo è costituito da un piazzale di terra battuta con tre piccole case prefabbricate e alcuni container ed è situato dietro un terrapieno che ne nasconde la vista dalla strada. È occupato interamente dai membri di una stessa famiglia, quella dei Bezzecchi, in tutto una quarantina di persone. Giorgio Bezzecchi, vice-presidente nazionale dell’Opera Nomadi, che ha lavorato 23 anni all’Ufficio nomadi del Comune,  racconta come la sua famiglia si è dovuta trasferire in questo campo comunale cinque anni fa dopo vare vissuto  per ventanni in affitto su un terreno demaniale nelle vicinanze. Leggi il seguito di questo post »


Il campo comunale di via Bonfadini 39

dicembre 11, 2008

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(@2008 google – Immagini @2008 digitalGlobe, Cnes/Spot image, GeoEye)

L’”area abitativa comunale per cittadini di origine rom e sinti” di via Bonfadini occupa un triangolo di 5.000 metri quadrati nei pressi dell’Ortomercato, i cui lati sono definiti dai binari del passante ferroviario. Vi si accede con una strada cieca che, dopo aver attraversato un’area di stoccaggio dell’Ortomercato, passa al di sotto della ferrovia e sbuca in un’isola tra i binari occupata interamente dal campo. Emergendo dal sottopassaggio – che è l’unico accesso all’”isola” da quando, qualche anno fa, due passaggi a livello sono stati eliminati – Milano scompare e ci si trova improvvisamente in un altro continente. Progettato dal Comune  nel 1987 come ”area  di sosta attrezzata per roulotte e case mobili”, per alcune famiglie di rom abruzzesi che dagli anni sessanta si erano stabiliti in un terreno nelle vicinanze, il campo si presenta oggi come uno slum costituito da  un denso agglomerato di case mono-famigliari autocostruite, alcune in muratura, altre in legno e qualche casa mobile e roulotte. Leggi il seguito di questo post »


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